CRITICA Notizie tratte da: http://www.literary.it/ali/dati/autori/martiniello_pasquale.html Sulla sua produzione poetica hanno scritto, tra gli altri: G. Amodio «La poesia [La zanzara] è animata da una coraggiosa e veemente invettiva, da impegno civile, che senza ideologismi e tentazioni politiche ripercorre la strada infausta dell'uomo, sempre più parte integrante di un "bestiario" sia pure letterario, prima che di un progetto umano, che sembra perduto e smarrito nelle pieghe dei mali, che il Nostro passa in rassegna per intero con lucidità assoluta con probità personale, con maestria poetica di alto profilo. Tanto che innalza a dignità lirica costante persino il valore di una contaminazione innovativa e sperimentale di una prosa che perde i connotati narrativi e si appropria di quelli lirici - poetici di fervente dignità poetica, altra e alta.» «Impegno poetico, impegno estetico, impegno civile, impegno critico, convivono nell'azione letteraria di un 'maestro' che unisce allo spessore evidente di una produzione di alto profilo il coraggio e la determinazione di una scrittura di denuncia che da sempre costella la prolifica azione editoriale di M. La sua poetica che dal retaggio della civiltà contadina trae il suo patrimonio genetico, disegna con freschezza e invenzione formale di gran classe il valore perenne della tradizione, capace di restare esteticamente moderna, nella fuga da qualsiasi letteratura del piagnisteo meridionale o della cartolina turistica.» «In Ossimori c’è lo specchio nitido e fosco delle contraddizioni sociali, etiche e politiche del nostro presente...»; B. Andolfi «Più leggiamo l'opera di M. e più ci convinciamo che la sua poesia è storia e filosofia, ma anche satira con profondo senso educativo per il suo messaggio chiaro e reale della triste condizione dell'uomo contemporaneo costretto a sopportare certe regole di vita sbagliate e dure a morire.»; G. Bárberi Squarotti «Ho letto con divertimento e partecipazione la sua raccolta di versi satirici, morali e riflessivi, concettuali, inventivamente descrittivi [La zanzara]. Il suo discorso poetico si è fatto sempre più limpido e puro, quanto a ritmo e immagini, e sempre più persuasivo per temi e idee.» «Ho letto subito Ossimori la nuova raccolta di poesie appassionatamente morali e politiche, possenti e grandiose, e sorrette da una religiosità pura e intatta. Ci sono, poi, testi di ricordi e affetti di bella commozione.» «... La lettura de il Picchio è stata per me molto preziosa: amo soprattutto il suo discorso morale e religioso, con testi acutissimi e suasivi di commento e di giudizio della vita dispersa e confusa del nostro tempo (come, per esempio, L’estate è un palcoscenico o Le nubi sono mucche scappate o Bottegai di erotiche parole)»; R. Carifi «Le poesie di M. [La zanzara] invitano a riflettere, toccano la Storia, l'attualità l'esistenza e il vissuto; descrivono e raccontano un realtà collettiva e al tempo stesso personale. La voce del poeta non rinuncia a parlare, a mostrare, assolve al suo compito con dignità e coraggio.»; G. Chiellino «[Il Picchio] Scorre l’umanità nel torrente dei versi, scorre il male di vivere, l’angoscia del presente “l’abito nero del giorno”, mitigato, a volte, da cipria di memoria. Saltella la speranza da rovo a rovo, da cardo a cardo tra “abbagli di ginestra e parvenze di paradiso”. L’occhio acuto e osservatore di M. si posa sulla malsana palude della società e del potere e tutto vede e fotografa nella essenzialità della parola, nello spessore della scrittura, nella chiarezza di un linguaggio che ha attraversato la storia di Cristo e se n’è impregnato, ha visto scorrere il sangue da infinite croci, ha bevuto il calice della perfidia umana, ha mangiato il pane della fratellanza e dell’amore. La vis polemica, il tocco satirico lo strappo sarcastico, illuminati da lampi di fresca e tenue ironia sono sostenuti da un ponderoso tronco etico che immerge radici e trova nutrimento nella linfa di una vita sana, ricca di antiche, ma sempre valide virtù… La parola - frusta di M. - instancabile e lucida colpisce le membra guaste dell’umanità, ne sferza l’ingordigia, l’ipocrisia, la falsa liberalità e, affinché sia libero il flusso del perorare, elimina la punteggiatura, come per dirci che da cancro nasce cancro in una catena ininterrotta di anelli del male che legano le giunture del vivere. In questo libro ... i versi sono vere spade nell’agone del combattimento civile e sociale, sono navi rostrate che penetrano nella plancia di una società corrotta e il rostro è fatto duro metallo del giudizio etico, che ha la forza purificatrice della condanna.»; A. Contiliano «Il simbolo storico-culturale dell'antropologia religiosa del Cristo contadino e sofferente, simbolo dei poveri ed emarginati, rappresenta invece il mediatore comunicativo della tradizione folklorica [Memoria e Tempo] e culturale che utilizza il poeta per entrare in sintonia con gli oppressi e gli sfruttati della sua terra.»; A. Coppola «Qui si tratta di una "zanzara" simbolo, più pertinentemente letterario, che fa gelare it sangue e turba i sonni di tanti iscarioti della politica, del sociale, del religioso, delle lettere. Una voce fuori del coro, che "maltratta" i figli spri dell'Italia del consenso della Seconda Repubblica, peggio di un Torquemada, un fuori branco dai benpensanti, un dileggiatore dotato di sole armi poetiche, più forte di un tornado si abbatte nelle periferie e nei centri abitati, lasciando macerie e lische. Questa poesia senza altari, senza messaggi, rompe le ossa con il suo stile tagliente e aspro.» «[Il Picchio] Egli è poeta di rara fibra che trascina il respiro e lotta strenuamente contro inopie dell’esistenza con un crescendo come nella memorabile sarabanda schizomorfa in Loculi del Parnaso. Paesaggista della parola, wagneriano del verso, con questo libro denso, asimmetrico, pieno di caricature e sviamenti, ci fa partecipi alle incoerenze, agli imbarazzi di un mondo sofisticato, arrotolato su se stesso, nella imponente, futuristica natura dell’uomoche s’impunta e deraglia e toglie il fiato ai 'vizi' e ai costumi divenuti insopportabilmentetrasandati. Non si può parlare di trasgressione libertina, ma di carica inventiva fortissima, che, a volte, si disarticola in vorticosi dèrapages, andando a picchiare contro una civiltà 'd’alto volume'… Dunque, una poesia tagliente, smaniosa, e audace che saprà aprire le vie oltre il Lievitano potere dei nostri poveri critici facili di consensi e di abusi.»; A. Crecchia «Calati anima e corpo dentro le virulenze della storia [La zanzara], egli ne diagnostica le ferite, le pustole, le piaghe cancerogene, gli effetti permanenti dei vizi, dei veleni, degli odi, delle intolleranze religiose e ideologiche, dei deliranti proclami dei santoni e violentatori di coscienze che celebrano i loro riti satanici con l'invito all'assassinio e alle stragi... L'efficacia dello stile è sempre strettamente connessa alla profondità del suo sentire, al suo ardore di crociato che lotta senza sosta contro l'odiata stirpe degli imbroglioni, disonesti, ciarlatani, corvi e gazze ladre, contro la rete delle ipocrisie, lo sporco teatro delle finzioni, le farse delle grandi parate televisive.» «...il sentimento del poeta [Radici] ha mille ragioni per ristagnare nell'inquietudine e nella mortificazione di un'età che idolatra le forme astratte ed ideologizzate dell'associazionismo politico per fini di parte e ignora la concretezza e la portata umana dei problemi e drammi esistenziali dell'individuo...»«Poesia a sfondo sociale [Ossimori], che trae linfa vivificatrice dalle radici marce della storia e della cronaca, della politica e della morale. Esce dal sublime lirico, si nega ai voli pindarici, scansa la forma del soggettivismo fine a se stesso e punta risoluta verso i contenuti rintracciabili nei fatti e misfatti, fiuta nei prodotti di scarto, sorvola le aree inquinate del vivere civile e procede come sferzata di vento ciclonico sul velluto rosso degli alti papaveri, sui rifugi dorati dei corvi, sugli scanni degli “dei e semidei...” da dove mai e poi mai riusciranno ad accorgersi che, caduta in basso, “la democrazia fa rima con l’antica latrina”. La versificazione è sempre ferma e decisa, con impennate ora di fierezza, ora di indignazione, ora di sentimenti elegiaci. La lingua è in continua dinamicità e variabilità degli elementi formali e dei nessi logici, legittimati da intenzioni poetiche che puntano al rinnovamento continuo delle strutture sintattiche attraverso una personale attitudine allo spostamento semantico, che rappresenta il punto più alto della originalità e libertà espressiva.»; «[Il Picchio] Con il linguaggio forte, mordace e aggressivo di sempre, M., negli annali della letteratura moderna, può essere benissimo paragonato a quel Marco Porcio Catone, il Censore che senza peli sulla lingua dichiarava, a ragione, che “Fures privatorum in nerbo atque in compendibus aetatem agunt, fures publici in auro atque in purpura“. Cioè a dire che i ladri delle cose private passano la vita in ceppi e in catene, ma quelli delle cose pubbliche passano la vita nell’oro e nella porpora, ossia nella ricchezza e nel lusso… Seguire M. nella sua crociata contro i falsi miti del mondo moderno, contro le palesi violazioni dei diritti umani, contro i perturbatori di coscienze e gli istigatori e operatori di violenza, contro “i privilegi d’oro”, non è sempre facile e agevole, data la vastità e la complessità delle tematiche e degli umori che presiedono alla sua ispirazione… La sua satira infuocata e indignata che si riscontra ne il Picchio non risparmia nessuno: “prete nero o pedofilo, girotondino o poeta che rima con tagliola … toghe rose e pretori d’assalto, ..l’homo sapiens e l’homo stupidus... Ce n’è per tutti!. Ma la novità di questa silloge è costituita dalla sua non marginale riflessione sulla poesia, sui poeti, sugli agoni letterari, sulla vanità o vacuità di tanti voci nel coro 'babelico' delle Muse.»; D. Del Vecchio «Lo scontro tra un mondo fatto di apparenze inconsistenti e un'antica solida saggezza, di cui il Nostro si sente depositario, crea un'atmosfera poetica [La zanzara], non certo consolatoria, perché fatta di cupe malinconie, di speranze tradite, di sogni calpestati, in cui si macerano i fatti della bruta realtà quotidiana e perdono ogni parvenza del destino illusoria di felicità e la cronaca diventa così una brutale testimonianza del destino dell'uomo moderno, travolto dagli inganni di una civiltà, basata sulla menzogna, sulla falsità, sull'ingiustizia camuffata da giustizia. In questo contrasto tra la società contemporanea, che ha smarrito la consapevolezza del proprio essere, e la coscienza lacerata del poeta, matura comunque un giudizio che nella sua assolutezza è del tutto negativo.» «Vi è una gradualità nella successione delle liriche [Radici], perché, mentre egli tramando lo spirito degli avi, elegiacamente ne rimpiange il tramonto, fino a scontrarsi con il tempo presente... Il tempo per il poeta è reo del lento declassamente della nostra esistenza.» «[Il Picchio] M. nella sua poesia si configura come un uomo che vive in una dimensione dolorosa, diviso com’è tra un paesaggio interiore, a cui è intimamente e solidamente legato, e un paesaggio esteriore, che gli ripugna, perché deturpante e contaminantenelle sue strutture arbitrarie e violente.Questa è la condizione di base della sua poesia, che trova un’ultima conferma nella raccolta di liriche intitolata “il Picchio”. Le poesie si muovono su di un duplice binario: uno nostalgico, nel rimpianto di un passato che vive incontaminato nella memoria, e uno aspro, violento, pieno di contrasti e di arbitri con cui l’autore è costretto a vivere…»; G. D’Errico «La denuncia sostanzia il canto [La zanzara] ma non lo annulla ed il canto accoglie e serra in sé immagini di bellezza che non incrinano l'amarezza e le donano una mestizia che è poi la luce più vera di umanità che ogni verso "tramanda".» «Ne il Picchio il nostro si rivela tra l’altro un poeta dalla musa terragna e scabra ma pure robusta ed integra, scevra di adulazioni e di compromessi, sincera e rude, schiva di facili risonanze melodiche ma non di echi profondie di immagini luminose ed illuminanti, mai scissa nel suo canto unitario. Un’opera che induce a riflettere e sentire, che ci ricorda il nostro dovere di essere uomini, che ci dona, per riflesso e per contrasto, un tesoro di valori per i quali soltanto è ancora bello e santo vivere.»; N. Di Stefano Busà «Non vi è alcun dubbio che questo autore [La zanzara] è un profondo conoscitore del genere umano, un analista acuto e intelligente che sa leggere nelle latebre del rischio le mille sfaccettature dell'individuo moderno... In M. lo stimolo continuo a dire, a denunciare, a indicare percorsi nuovi alle future generazioni non viene mai meno, perché è attraverso la poesia che egli usa, a suo piacimento, piegandola alla satira, avvolgendola in mille volute di fantasia, di bellezza fervida e mai occasionale la sua frecciata e l'arco che si tende non è titubante, intende lanciare un "monito" alla vita, ai suoi inganni, alle malefatte che una sequela di ossequianti coscienze del "bestiario" attuano ogni giorno, inosservanti della minima morale e della storia.»; V. Esposito «[Il Picchio] Delle due disposizioni d’animo, quella lirica e quella satirica, che hanno più e meglio caratterizzato, nell’arco di un trentennio, l’esperienza poetica di M., la prima ha dato frutti cospicui, a nostro parere, ma non meno appariscenti rispetto alla seconda. La ragione forse sta nel fatto che la voce dell’ego, immediata e tutta soggettiva, ha lasciato spesso campo libero alla denuncia moralee alla protesta sociale, che in M. hanno trovato delle motivazioni più pressanti, diremmo irrinunciabili. Va pure detto che, in un primo momento, le due disposizioni si sono frequentemente intrecciate tra loro (cfr. Verso il Giudizio,1977; Lacrime sulla soglia,1982; Vipere nello stivale,1986), al punto da apparire quasi inscindibili. Ma l’urgenza oggettivante, anche quando restava sotterranea, premeva con prepotenza per venire alla luce. In fondo, più che guardare dentro di sé (cosa che ha fatto benissimo), M. ha preferito guardarsi intorno, ponendo la sua voce al servizio del prossimo. E questo a costo, ovviamente, di rischiare l’isolamento da parte di una critica fautricedella parola innamorata oppure della sperimentazione linguistica fine se stessa. Un rischio che egli ha saputo correre con coraggioe in tutta consapevolezza. Nella raccolta or ora, dal semplice eppur strano titolo il Picchio vi sono delle pagine amare e dure ... A noi sembra che quest’ultimo librosia davvero straordinario. Al di là dei pochi momenti di raccolto abbandono alle care cose e vicende della remota infanzia, evocate non senza una tenera malinconia, qui si avverte dovunque lo sdegno, l’angustia, perfino la rabbia contro il malcostume imperante, secondo la migliore tradizione della satira (da Lucilio a Giovenale), ma si sente anche la voglia di riscatto, tipica della indignazione dantesca. Allo stile 'pietroso' dell’Inferno dantesco appunto, si parva licet componete magnis, rimanda il linguaggio vivo e vero, nudo e crudo, per così dire, della raccolta. E questa ci sembra una connotazione di assoluta novità nel Parnaso italiano contemporaneo.»; G. Giacalone «La tua ultima raccolta di liriche La Zanzara è il punto culminante della tua ispirazione poetica, tutta intesa in polemica con gli aspetti deteriori della nostra epoca. La tua "indignatio" è la musa costante e positiva della tua poetica. E finora ha prodotto liriche valide e incisive.» «Riscontro il possesso dell'arte, assai difficile, di trasfondere in giocosità linguistica e stilistica [Radici] l'amaro disagio morale e psicologico; e questo valore poetico modifica quasi in umorismo lirico quella che potrebbe essere l'esplosione polemica ed anticonformista...» «La nuova poetica di M. [I lunatici] si accosta molto alle nuove avanguardie e perfino alla poesia visiva. Riesce a raggiungere vette liriche che sul piano nazionale meritano l'attenziaone dei critici militanti, ai quali è bene ricordare che la provincia letteraria italiana offre risorse imprevedibili, capaci anche di notevoli rinnovamenti.» «Il Picchio è di una violenta bellezza, che mantiene alte le vette della poesia, pur fra tanti fendenti di spada e fioretto: questo è coraggio civile, insolito nei nostri giorni.»; G. Giannini «M. da anni traccia un percorso poetico innovativo e coerente, da anni osserva il nostro paese, dai giovani agli anziani, dai potenti ai poveri, studia i loro comportamenti e riporta senza timori o riverenze psicologiche paure e preoccupazioni, indignazione e dolore e sempre dalla parte di chi soffre e di chi subisce.»; G. Iuliano «...perché il poeta non ha bisogno di confronti o di sostegni. Il 'nostro' ha tante somiglianze, molte condivisioni nell'uso strumentale della lingua... così singolare nella semantica e nella fonetica, ricco e originale nei traslati, ma l'identità umana creativa e artistica è tanto profonda e universale da assorbire e rapprresentare diverse 'voci'. La sua voce è la nostra. [Radici]» «...la contrapposizione, lucida e tagliente, diventa acido corrosivo alla coscienza universale – con diverso piglio – tanto più vetriolo e morsa quanto più l’indolenza, l’ipocrisia, la servitù sono sinonimi di schiavitù, complicità, peccato.» «[Il Picchio] ...a dispetto “dei gufi in concerto” M. conosce bene il mestiere di cittadino e di aedo. Per quel doppio mestiere gli basta solo il canto: benevolo ed indulgente verso i deboli, aspro, spigoloso, caustico intollerante verso i miasmi della società e gli infinocchianti “ragni tessitori”. Una scelta di campo contro i comodi opportunismi, contro le flessioni politiche, così molli e pieghevoli fino a snaturare responsabilità e bisogni. Una scrittura contro.Una poesia eversiva.»; P. Losasso «Dobbiamo ammettere con tristezza che è difficile, di questi tempi, che Il Picchio di M. venga preso nella dovuta considerazione, perché va in controtendenza. Nel momento critico dove l’ignoranza, la supponenza, la malafede, il raggiro, la prepotenza hanno la meglio, nel momento del crollo della sensibilità e dell’intelligenza, nel momento in cui i santuari più frequentati sono quelli della borsa, il poeta non si omologa alle barbarie ma, anzi, al contrario, diventa la coscienza critica di un sistema senza valori… di qui prorompe un materiale incandescente, il materiale infuocato, la tensione sferzante, audace, segnante, fustigatrice dell’ipocrisia, della violenza, della vigliaccheria, della maledetta ingiustizia portatrice di odio e rovina, dei sentimenti più bassi e ignobili che albergano nel cuore dell’uomo.»; G. Luongo Bartolini «La poesia [I lunatici] risulta sempre ardita e affascinante, la quale fa tesoro della tradizione, mentre ne rinnova le ragioni, le tesi, il linguaggio, attualizza le frontiere del lessico, ne rimuove le scorie, esalta la parola creativa, nell'espressione che tocca, scolpisce, difende le falde di un vernacolo, nella scrittura, con il profumo, il colore, quasi il sapore di una inimitabile cadenza.»; P. Maffeo «E' il documento [La zanzara] credo più alto (anche per la dizione) del tuo coraggio civile, che implica una visione etica e un risentimento radicale da cui poi prende necessità la tua virulenza parodico-satirica.» «In Ossimori ho trovato la conferma piena della felicità satirica intrisa di pietà, illuminata dai raggi della fede. Vi sono denunce a sangue, lampeggiamenti di humor, tracciati di partecipe umanità e direi di carità, i segni non obliterabili di fede. Leggendo, ci si trova tutti nella ‘voliera globale’. E non si può non dire: “Quanta nuvolaglia di mosconi | vive parassita. È una palude estesa | dura ad ogni spray”.»; mons. S. Moffa «Traduce le sue riflessioni sui fasti e nefasti della società sgretolata e indebolita dai codici di comportamento e dai modelli sociali fuorvianti e la sua poesia è sofferente esigenza interiore di penetrare a fondo nel vivere quotidiano con il desiderio di vederla recuperare un’ordinata sistemazione stimolata dal vigore espositivo del continuo flusso del suo primario obiettivo.» «Con il Picchiol’a. invita il lettore a riflettere sulla drammatica carica eversiva che coinvolge la poetica contemporanea disgregando il linguaggio classico e da attento osservatore ripercorre la travagliata vicenda con il rodimento di coscienza dinanzi ad argomenti che in un tempo di trasformazioni e di inquietudini in un mondo anormale dall’apparenza normale non lasciano indifferenti e impoveriscono lo spirito. M. conduce la sua operazione poetica indagando in profondità alcuni spaccati con la passione che gli fa esplodere il presente, quando la Poesia burla il tempo ed assume una valenza particolare nella sua indignazione, lasciando un messaggio di responsabilità.»; D. Monreale «M. ci offre, con uesto suo recentissimo La Vetrina, un ulteriore saggio del suo ben caratterizzato discorso lirico, intriso di forte tensione morale e di potenza linguistica. ...con la sua versificazione incalzante, mobilissima, pregnante, che fustiga con tagliente ironia la desolante scena contemporanea.» «Questa forza dei contenuti [Radici] trova infatti valida espressione in una lingua dal raro fascino espressivo, fertile di immagini, polisemica, dinamica, preziosa e naturale nello stesso tempo, con innesti dialettali e un felice accordo lessicale tra contemporaneità ed elevatezza di tono, elegante ed equilibrata nel dosaggio di pause e di ritmi concitati.» «[Il Picchio] Ho seguito gran parte dei lavori di questo autore, tutti contrassegnati da uno sguardo attento e fustigatore, impregnati da una forza espressiva mai soggetta a cadute di tono. Ma in quest’ultima raccolta sento di poter affermare con convinzione che ci troviamo di fronte all’opera probabilmente più riuscita: una compattezza di versi, un ritmo sostenuto, una efficace simbiosi tra forma e contenuto, una cifra originalissima di stile che mi portano sempre più a credere nel valore di questa poesia che tanto si distacca da filoni e scuole, e che emerge per potenza propositiva, per l’incisività degli assunti tematici.»; N. Pardini «Ancora una allusione zoomorfa felice e calzante [La zanzara]. Ho riconosciuto i tuoi modi, la tua verve espressiva, il lessico incastonato in un linguaggio robusto, coinvolgente e la tua versificazione libera, che denuncia i veri momenti di questo nostro mondo alla rovescia; la tua poesia è costruita con esperienza e generosità; la sua nervatura è nel dire, nella parola, dove la parola è tutto e dove il sapiente uso di una metafora sempre originale dà forza e spessore alle vibrazioni di un'anima irretita dai malesseri storici e sociali.» «[Il Picchio] La parola è arrivante e mordace, la ricchezza delle tematiche è coinvolgente, ma soprattutto avvincono l’organicità, il rigore e lo stile acuto e penetrante della poetica, che bussa e scava con un percorso magistralmente costruito e saldo quanto il becco del picchio… Non accade spesso nella poesia contemporanea, come ne il Picchio, incontrareun’attenzione particolareanche nella parte tecnica, dove il costrutto metrico è di grande supporto all’intensità dei contenuti trattati.»; L. Pumpo «Una poesia tutta incarnata di vita ed ancora trasfigurata: parola nel cuore, cuore nella parola. Una poesia dei valori, perduti o ritrovati, insidiati ma radicati, ancora ripresi e da rintracciare, inventare, dunque più veri, ammonitori di onestà e canto. Con Ossimori il poeta non guarda solo all’uomo della sua terra (l’Irpinia verde), ma all’umanità, non solo alla terra, ma all’universo.»; P. Saggese «La poesia di M. è una poesia eminentemente civile e satirica [La zanzara]. Ricorda da vicino la poesia "acre" dei satirici latini, Persio e Giovenale in particolare, la loro "indignatio", la loro asprezza tragica, nei suoni, nelle parole e nelle "iuncturae" barocche, nelle immagini grottesche. E' la vita, dunque, ad ispirare l"indignatio", questa realtà contemporanea dominata dal terrorismo, dalla guerra continua, da lutti funesti, dal teatrino della politichetta italiana, dalla corruzione dei politici alle truffe dei magnati della finanza, al degrado generale della società... ll poeta attraverso questo libro testimonia ancora una volta la sua alternativa alla società contemporanea, una ribellione contro i luoghi comuni, le verità consolidate, contro la realtà virtuale, imposta dalla televisione, e che modifica e sostituisce la vita quotidiana, i valori, le regole. Di fronte a questo mondo in balia il poeta dichiara la sua alternativa, vale a dire il suo libero pensiero, la poesia, la certezza che bisogna lavorare per un mondo migliore.» «[Il Picchio] M. è un poeta autentico, una voce limpida e forte, che ha pochi uguali nel panorama della letteratura italiana contemporanea. Apparentemente, la sua poesia sembra 'tutta istinto', e invece nasce da un profondo, continuo riflettere e interrogarsi sulla sua realtà contemporanea meridionale, italiana, mondiale, un continuo meditare sull’uomo e sul suo destino, sulla sua vita, sul suo passato, su Dio. È un testimone autentico e 'scomodo' del nostro tempo, perché M. è un poeta contro, un poeta civile, che a volte attraverso il sorriso dell’ironia, più spesso attraverso un'indignatio satirica, pone innanzi al lettorele crude verità della nostra esistenza.»; A. Saveriano «I libri di poesia di M. costituiscono un testamento etico dove la bellezza del metalinguismo si sposa all'antropologia e allo scavo psicologico. Ne merge un ritratto dettagliato amarognolo, ma non privo di salvica chiave, del secolo che ci stiamo lasciando alle spalle e di quello che stiamo percorrendo...» «Esiste una poesia con un tessuto organico compatto, che si presenta come un album di istantanee su fatti e misfatti, conquiste e sconfitte di un’epoca storica: è – a tutti gli effetti – un lascito testimoniale, una base documentata inalienabile, ben bilanciata, da cui attingere a futura memoria, per riflettere sul respiro variabile dei tempi e sull’invariata natura umana. Ossimori ne è il capitolo più recente.»; A. Scarpa «Se chi si appresta alla lettura cerca nella poesia l'esaltazione del sentimento, della bellezza, il verso forbito, l'immagine che affascina, la parola accattivante, non legga La Vetrina, perché M., per denunciare i mali di oggi va a rovistare nel putridume morale. Lo sorregge, nella denuncia, un profondo sentimento cristiano...»; S. Tietto «E dai suoi versi [Radici] viene e la coraggiosa (talora eroica) denunzia e l'atto di fede insieme; con ciò confermando quella poesia di civiltà di cui il nostro tempo necessita e che M. incarna quale profeta che avverte, che dice in anticipo, che dichiara avanti.» «Si conferma [I lunatici] potenza della parola che genera e matrice che ri-produce, paradigma esistenziale per le desinenze di ogni giorno.» «Versi puntuali, cadenze al cesello, recupero dei materiali linguistici della radice, luoghi che si fanno simbolo [Memoria e Tempo]. Il sentiero o la vita. ... Una consegna di alta poesia, perché carica di forte dettato umano, perché plasmata dall'elaborazione cosciente, perché sublimata dalle tonalità raffinate.».
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