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POESIE (selezione tratta dagli ultimi volumi pubblicati)

 

 

Noi siamo gli anonimi

da I Lunatici , 1999

Noi siamo gli anonimi, i folli
liberati dai nosocomi. Siamo
usciti dalle camicie di forza,
dagli sciocchi elettrici, dalle cinghie
strette come morse.

Non ci spiate con sgomento.
Siamo il vostro caos, l'informe,
l'imperfetto dei vostri organi,
i matti del vostro profondo.

Per carità non cambiate strada.
Siamo la parte che di voi negate
l'aceto delle cantine, le cambiali
non pagate, le feste sciupate
della giovinezza.

Siamo ancora la feccia delle vostre
fogne, gli avanzi delle dorate scodelle,
gli straccioni delle mode scadute,
i vomiti delle sazietà indigeste.

Godetevi il verde, il sole, i romanticismi
di crociera, l'oro della sabbia, la pace
della sera, il fuoco delle ginestre, la carezza
delle amanti, i sospiri del viagra.

Noi siamo le vostre ombre, le croci
dei lunghi chiodi, i contenitori delle urine,
le rotaie dei vostri deragliamenti, la paura
delle follie solitarie, i ladri dei vostri peccati.

Siamo la vostra carne cresciuta male,

il dolore che parla dalla bava, la parola
schiacciata nei reticolati spinosi, siamo
il prosieguo del Calvario ripudiato.

Il nuovo paradiso

da La Vetrina, 2001

II nuovo paradiso di questa società
appecorita nevrotica e lecchina
è lo spasimo a farsi miele la vita
con canne e lucciole da trivio

Apparire e comparire è la frenesia
bacchica per secrete tasche e giostre
lucrose di dollari euro o lira
senza una gemma scurita di sudore

II lavoro è a Sud un peccato da scansare
E' più seducente porgere un seno
al silicone la corazza alla taricona
per salire scalinate proibite

Una folata di colpi sedottivi è garantita
dal serraglio del grande fratello
L'abbaglio può essere demenza
giovanile per la cara mensa dei sogni

Davanti ai due capi belli dei poli verbiferi
giù parrucche e cappelli e fiocchi rossi
di vescovi e cardinali Gli agnelli temono
nei coltelli la Resurrezione a primavera

Chi può si metta le ali e cerchi la pace
delle mucche buone su prati intonsi
In arrivo il meteo brontola temporali
II guaio è che l'Italia è già malata di ansia

ora che il prione sordo come talpa bianca
cova e colora i fuochi della festa
Si lampiccano statistiche e stitiche
certezze in crune nere di clessidre

La storica bistecca alla fiorentina dal trono
rovina e il solo nome scotta gli avventori
Qui la paura mai come ora è un dolore
inchiodato a disperati tracolli di mercato

 

 

Scudieri e cortigiani

da Ossimori, 2002

Scudieri e cortigiani siamo
della logica del potere variabile
Vili i poeti che si fanno cicale
mostruosa la pretaglia che falsifica
il Vangelo e mette artigli d'avvoltoio

Sottomessi al fischio del pastore
inganniamo le verità del cuore
cristallizzati in dogmi di ciarlatani
parassiti

Imbottiti di servilismo agitiamo
bandiere di razzisti e poniamo come
tanti automi sugli altari eroi assassini e sanguinari

Tragica la scena degli sgarbi di natura
la tempesta di cavallette che spogliano
la dignità dell'essere e fanno deserto
con la voracità del fuoco

Si giostrano spettacoli di sesso e vituperio
si manipola il seme in nome della fame
universale a mensa si rovesciano slogans
di gusti nuovi e ricette per l'obesità

La vita non fa sconti ai disgraziati della terra
dalla lingua arsa di sete e ventre vuoto
Troppe prediche altisonanti senza pioggia
tante parate barocche frastuoni di concerti

Tutto è sonnifero falsa politica falsa morale
falsa arte falsa civiltà falsa etica Un mondo
sepolto dall'autunno dei mali dalla moda
della donna-uccello da ridicoli proclami

Società opulenta che vive di passivi catechismi
di splendori pagani con nuove divinità sul podio
cieca a periferie fitte di miseria a patiboli malsani
di ospedali e nosocomi II Vicario visita le nuvole

 

Se i bambini gridassero

da Il Picchio , 2003

Se i bambini gridassero tutti
dal seno delle madri atterrite

"Voi padri ci nutrite col pane
dell'odio e il latte dei veleni
Arrossate di sangue l'erba povera
e fate della terra un calvario di pene
e del nostro domani un cimitero di croci

Ruspe usate e cannoni e crocefissi volanti
per spiantare case dalle radici e piantate
semi di violenza e scavate fossati gremiti
di mine e fate piangere anche l'arido
cielo su carneficine d'innocenti

Voi che trebbiate anche i timidi vagiti
della speranza tra foglie pallide d'orrore
siete i soldati della morte su cavalli neri

Noi cieli fioriti d'aquiloni e terre quiete
e d'aratri amorose chiediamo e mari liberi
da trafficanti di disperati in cerca di sogni
di campi dalle spighe pesanti su curvi steli
e tralci carichi di pigne in fremito di sole

Non vogliamo eredità di cardi e sterpeti
le vie dalle mille corone spinose tra occhi
di fuoco nel gelido silenzio azzurro"
un sonaglio avrebbe il transito della belva
dai denti d'acciaio e lingua di fuoco
cavalcata a turno dai tribuni della terra

Al cuore

da La Zanzara , 2004

Al cuore e lungo lo stivale
abita proterva la demagogia
genitrice di risse spranghe
e bastoni asfissie e bavagli

Ogni mattina gente dalla testa
calda mette alla finestra i fiocchi
del potere Manca senno misura
e ruolo Uno stuolo di politicanti

ha patente di untori seminatori
di iatture apocalissi alluvioni terremoti
politici Una caneide da pollaio abbaia
II guaio è che Dio non li fulmina

spegnendo l'energia della parola
lasciandoli a bocca aperta come pesce
fuori del suo brodo Lui si diverte incredulo
di tal pazzia con i santi ai misteri
della luce

Neppure ai tempi tristi del duce fioriva
simile teppaglia così aggressiva una
plebaglia che a morte odia II Tevere non
ha idrovore per spegnere le bocche di fuoco
di mastini in esercizi da combattimento

Si finirà come bambini zingari buttati nei
cassonetti delle civili immondizie e si assicura
che "tutto è sotto controllo" Non corre
rischi la democrazia finché è viva e viperina
la dialettica dei partiti

Qui non si sa cosa si vuole Si lotta solo per
lo sfascio Si lacera l'abito vecchio e non
c'è telaio lana disegno per il nuovo
Si vive di sospetti polemiche spartizioni
e veti Siamo lercia cronaca di vita

E ci siamo allo status symbol

da Occhio di civetta, 2006

E ci siamo allo status symbol
Ora sembrare possiamo ciò che
non siamo Grazie alle tecniche
e magie di chirurghi e foniatri
ci rifacciamo forme e voce Un
giorno saremo in pace con sintassi
e congiuntivi e perché no anche con
le concordanze e le inflessioni con
un chip innestato sulla rete delle corde
Qui tutto si può correggere aggiustare
truccare tranne fare inciuci con la morte
Se hai voglia di mutare basta entrare
nelle officine dei tornitori Sarai messo
a nuovo avendo l'armonia che ti si addice
Sono orgogliose le plasticate le piatte
con i siliconi i nasi a pennello di pittore
le tette a pallone o a coda rigida di volpe
le labbra canottiche o a porco Ciò che
importa è la lusinga del liscio collo e delle
guance tirate II diverso è un'eccezione
gradita all'occhio Nessuno striglia È
l'artifìcio che desta meraviglia Le teste
pelate non hanno più parrucche e l'aratro
del tempo non più lascia rughe L'intonaco
è la nuova stagione del cuore

 

 

- Pasquale Martiniello©2006 Tutti i diritti riservati - Powered by Daniela Monreale